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P2
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La mwbaP2 (acronimo di mwbqPropaganda duecite-ref-arrigo1-1-0[1]) fu una mwcgloggia della mwcwmassoneria italiana inizialmente aderente al mwdaGrande Oriente d'Italia (GOI), ma in seguito disconosciuta da esso.
Fondata nel 1877 con il nome di mwdgPropaganda massonica,cite-ref-arrigo1-1-1[1] venne sciolta durante il mwewventennio fascista e poi ricostituita alla fine della seconda guerra mondiale; nel periodo della sua conduzione da parte di mwfaLicio Gelli assunse forme deviate rispetto agli statuti della massoneria ed eversive nei confronti dell'mwfqordinamento giuridico italiano. Fu sospesa dal GOI il 26 luglio 1976cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]; successivamente, la mwhgCommissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 sotto la presidenza dell'onorevole mwhwTina Anselmi concluse il caso P2 denunciando la loggia come una vera e propria «mwiaorganizzazione criminale»cite-ref-4[4] ed «eversiva», venendo sciolta definitivamente nel 1982.cite-ref-5[5]
Secondo le indagini della procura generale di mwkgBologna terminate nel 2020 e le successive sentenze della Corte d'assise, Corte d'assise d'appello e Corte di Cassazione, la P2 è responsabile dell'organizzazione della mwkwstrage di Bologna, oltre che dei successivi depistaggi delle indagini, con il suo capo mwlaLicio Gelli che è stato identificato come mandante e finanziatore della strage insieme a mwlqUmberto Ortolani, mwlgFederico Umberto D'Amato e mwlwMario Tedeschi.cite-ref-6[6]cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]cite-ref-9[9]cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]
Contents
• Storia
• Note
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Storia
L'unità d'Italia, la loggia Propaganda e lo scioglimento
Con la mwuqproclamazione del Regno d'Italia unitario, sorse l'esigenza, da parte del mwugGrande Oriente d'Italia, cioè la più importante e numerosa comunione massonica d'Italia, di salvaguardare l'identità degli affiliati più in vista, anche all'interno dell'organizzazione. Per tale motivo, l'adesione di questi ultimi non figurava in nessun elenco ufficiale, ma era nota al solo Gran maestro, risultandogli come iniziazione «all'orecchio». Fu solo nel 1877 che mwuwGiuseppe Mazzoni iniziò a stilarne un elenco denominato mwvaPropaganda massonica, costituendo ufficialmente la loggia in questione e diventandone il primo "mwvqmaestro venerabile".cite-ref-arrigo1-1-2[1]
mwwwAdriano Lemmi (Gran maestro dal 1885 al 1895) fu iniziato alla loggia Propaganda già nel 1877 e contribuì a darle prestigio, riunendo al suo interno mwxadeputati, mwxqsenatori e mwxgbanchieri che, in ragione dei loro incarichi, erano costretti a lasciare le loro logge territoriali e stabilirsi a mwxwRoma. Tra gli iniziati o affiliati più famosi della fine del XIX secolo si ebbero mwyaAgostino Bertani (1883)cite-ref-13[13], mwzqGiosuè Carducci (1886)cite-ref-14[14], mwagLuigi Castellazzo (1888)cite-ref-15[15], mwbwGiuseppe Ceneri (1885)cite-ref-16[16], mwdaGiuseppe Aurelio Costanzo (1889)cite-ref-17[17], mweqFrancesco Crispi (1880)cite-ref-18[18], mwfgNicola Fabrizicite-ref-19[19], mwgwCamillo Finocchiaro Aprilecite-ref-20[20], mwiaMenotti Garibaldi (1888)cite-ref-21[21], mwjqPietro Lacavacite-ref-22[22], mwkgFerdinando Martini (1885)cite-ref-23[23], mwlwGiuseppe Muscatello (1907)cite-ref-24[24], mwnaErnesto Nathan (1893)cite-ref-25[25], mwoqOreste Regnoli (1892)cite-ref-26[26], mwpgAurelio Saffi (1885)cite-ref-27[27], mwqwGaetano Tacconi (1885)cite-ref-28[28] e mwsaGiuseppe Zanardelli (1889)cite-ref-29[29].
Anche dopo la Gran maestranza di Lemmi, la loggia continuò a rappresentare un riferimento importante nell'organizzazione del Grande Oriente massonico. Tra gli affiliati dell'inizio del XX secolo si ebbero mwtgGiovanni Ameglio (1920)cite-ref-30[30], mwuwMario Cevolottocite-ref-31[31], mwwaEugenio Chiesa (1913)cite-ref-32[32], mwxqAlessandro Fortis (1909)cite-ref-33[33], mwygGabriele Galantara (1907)cite-ref-34[34], mwzwArturo Labriola (1914)cite-ref-35[35] e mw1aGiorgio Pitacco (1909)cite-ref-36[36].
Sin dalla fondazione, la caratteristica principale della loggia fu quella di garantire un'adeguata copertura e segretezza agli iniziati di maggior importanza, sia all'interno che al di fuori dell'organizzazione massonicacite-ref-arrigo1-1-3[1]. L'originale loggia operò fino alla promulgazione della legge 26 novembre 1925, n. 2029 che ebbe come conseguenza lo scioglimento di tutte le associazioni caratterizzate da vincoli di segretezza, costringendo il Gran maestro mw3gDomizio Torrigiani, a firmare il decreto di scioglimento di tutte le logge.cite-ref-37[37] La massoneria italiana, peraltro, si ricostituì in esilio, a mw4wParigi, il 12 gennaio 1930.cite-ref-38[38]
Il secondo dopoguerra, la ricostituzione e la figura di Licio Gelli
Dopo la caduta del regime fascista, alla fine della mw6wseconda guerra mondiale, con il rientro in Italia del Grande Oriente, la loggia venne ricostituita con il nome di «Propaganda 2», per ragioni di numerazione delle logge italiane imposte da necessità organizzative. Ripresero le attività delle loggecite-ref-arrigo2-39-0[39], che tornarono ad essere alle dipendenze dirette del mw8aGran maestro dell'Ordine, sino all'avvento di Licio Gelli. Quest'ultimo venne prima delegato dal Gran maestro mw8qLino Salvini a rappresentarlo in tutte le funzioni all'interno della loggia (1970)cite-ref-mola1-40-0[40], poi ne fu nominato mw9gmw9wMaestro venerabile, cioè capo a tutti gli effetti (1975)cite-ref-41[41] Sulla base di alcuni appunti del mw-aSISMI e del mw-qSISDE scoperti dal magistrato Vincenzo Calia nella sua inchiesta sulla morte di mw-gEnrico Mattei, la Loggia P2 sarebbe stata fondata da mw-wEugenio Cefis, che l'avrebbe diretta sino a quando fu presidente della mwaqaMontedison: poi, dopo lo mwaqescandalo petroli, sarebbe subentrato il duo mwaqiLicio Gelli-mwaqmUmberto Ortolani.cite-ref-42[42]cite-ref-3-43-0[43] Secondo altre testimonianze il capo occulto della Loggia P2 sarebbe stato l'ex mwaqwdemocristiano mwaq0Giulio Andreotti.cite-ref-3-43-1[43]cite-ref-0-44-0[44]cite-ref-cita-beccaria-2013-p-45-0[45]
Nel mwasasecondo dopoguerra mwaseLicio Gelli, un imprenditore toscano che in precedenza aveva aderito sia al mwasifascismo (combattendo come volontario nella mwasmguerra civile spagnola ed essendo poi agente di collegamento con i mwasqnazisti durante l'occupazione della mwasuJugoslavia), sia all'mwasyantifascismo (organizzando la fuga dei partigiani dal carcere delle Ville Sbertoli in collaborazione con il partigiano mwascSilvano Fedi)cite-ref-1-46-0[46], fu iniziato alla massoneria il 6 novembre 1963, presso la loggia "Gian Domenico Romagnosi" di Roma.cite-ref-arrigo2-39-1[39] La Commissione parlamentare crede che Gelli avesse ottenuto anche aderenze presso la «corte» del generale argentino mwataJuan Domingo Peróncite-ref-5-47-0[47] (una fotografia lo ritrae alla mwatuCasa Rosada insieme al Presidente e a mwatyGiulio Andreotti)cite-ref-48[48]: fu successivamente affiliato alla loggia Hod dal Maestro venerabile Alberto Ascarelli, e promosso al grado di «Maestro».cite-ref-49[49]cite-ref-50[50]
Successivamente nella loggia "Garibaldi – Pisacane di Ponza – Hod" Gelli cominciò a inserire numerosi personaggi di spicco, destando l'apprezzamento del suo Maestro venerabile, che lo presentò a mwauqGiordano Gamberini, Gran maestro dell'Ordine. Gelli convinse Gamberini a iniziare «sulla spada» (cioè al di fuori dello specifico rituale massonico) i nuovi aderenti, e a inserirli nell'elenco dei «fratelli coperti» della loggia P2.cite-ref-51[51]cite-ref-52[52]
Gelli prese un elenco di "membri dormienti", ovvero membri che non erano più invitati a partecipare ai rituali massonici, poiché la mwau8Massoneria italiana era sotto stretta sorveglianza da parte della mwavaDemocrazia Cristiana (DC) al potere attraverso il mwavePentapartito. Grazie a questi primi contatti, Gelli riuscì ad estendere la sua rete a tutti i livelli dell'establishment italiano.cite-ref-53[53]
In un libro del 2018, Daniele Ganser ha affermato che il politico della Pennsylvania Frank Gigliotti, condannato per corruzione, era un mwavkmassone che aveva scelto Gelli per formare un governo anticomunista parallelo, in collaborazione con la mwavoCIA a Roma,cite-ref-ganser-54-0[54] e che nell'autunno del 1969 il generale mwav8Alexander Haig, comandante supremo della mwawaNATO in Europa, e mwaweHenry Kissinger, consigliere per la sicurezza della presidenza mwawiNixon, autorizzarono Gelli a reclutare 400 ufficiali italiani e della NATO all'interno della P2.cite-ref-ganser-54-1[54]
Gli anni 1970 e l'influenza nella società italiana
Il 15 giugno 1970, mwawoLino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran maestro del Grande Oriente d'Italia)cite-ref-1-46-1[46], delegò a Gelli la gestione della loggia P2, conferendogli la facoltà di iniziare nuovi iscritticite-ref-mola1-40-1[40], anche «all'orecchio» – funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa esclusiva del Gran maestro – e nominandolo altresì «segretario organizzativo» (19 giugno 1971). Da allora in poi, il solo Licio Gelli sarebbe stato a conoscenza dell'elenco dei nominativi degli affiliati alla loggia P2. Una volta preso il potere al vertice della loggia, Gelli la trasformò in un punto di raccolta di imprenditori e funzionari statali di ogni livello (fra quelli alti), con una particolare predilezione per gli ambienti militari.
Nel dicembre 1970 secondo un dossier del mwaxqSID Licio Gelli e la P2 avrebbero dovuto prendere parte al mwaxugolpe Borghese, tale documentazione frutto degli interrogatori del colonnello Sandro Romagnoli nei confronti di Torquato Nicoli e Maurizio Degli Innocenti, entrambi esponenti del mwaxymwaxcFronte Nazionale verrà inviata nel 1974 da Giulio Andreotti alla magistratura inquirente. Sempre nel 1974 il generale di brigata Giovanni Allavena, allontanato dal mwaxgSIFAR il 12 giugno 1966 e affiliato alla P2, aveva fatto pervenire a Gelli i mwaxkfascicoli riservati del SIFAR di cui era stata disposta la distruzione da parte del Ministero della Difesa. Tra essi i fascicoli relativi all'ex Ministro della Difesa mwaxoRoberto Tremelloni, al più volte Presidente del Consiglio mwaxsAmintore Fanfani, a mwaxwGiorgio La Pira, al futuro segretario generale del mwax0Ministero degli Affari Esteri mwax4Francesco Malfatti di Montetretto e al Presidente della Repubblica mwax8Giuseppe Saragat.cite-ref-55[55] L'utilizzo fattone da Gelli non è stato del tutto chiarito.
Nella notte del 4 agosto 1974, a mwaykSan Benedetto Val di Sambro, avvenne la mwayostrage dell'Italicus: morirono 12 persone e ne furono ferite 48. Pur concludendosi con l'assoluzione generale di tutti gli imputati, stante l'impossibilità di determinare concretamente le personalità dei mandanti e degli esecutori materiali, venne riconosciuto il contesto in cui l'attentato era maturato. La sentenza di assoluzione di primo grado attribuì la strage all'ambiente di mwaysOrdine Nero e alla P2cite-ref-56[56] definendo come pienamente comprovata una notevole serie di circostanze del tutto significative e univoche in tal senso, che nel frattempo erano state richiamate dalla Relazione della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2.cite-ref-57[N 1]cite-ref-58[57] La sentenza di appello condannò come esecutori materiali mwazgMario Tuti e Luciano Franci, appartenenti alla sigla terroristica mwazoFronte Nazionale Rivoluzionario, inquadrando la strage in un disegno di colpo di Stato che doveva avvenire nell'agosto del 1974. La Cassazione annullò la condanna, sentenziando che comunque la matrice neofascista era stata correttamente individuata.
Nel frattempo erano emersi numerosi elementi di collegamento tra la P2 e i terroristi toscani, provenienti da diverse fonti: le dichiarazioni del principale teste d'accusa, Aurelio Fianchini, che già nel 1976 parlava di massoneria dietro i terroristi neri; le ammissioni di Franci nel confronto con Batani il 13 agosto 1976, di fronte al giudice mwazwPier Luigi Vigna; la testimonianza dell'estremista lucchese Marco Affatigato; il materiale ritrovato a mwaz0Stefano Delle Chiaie in particolare l'appunto intitolato mwaz4Italicus: Cauchi e massoni; le testimonianze che collegano l'estremista Augusto Cauchi direttamente con Licio Gelli fra cui anche quella del maresciallo di polizia Sergio Baldini; la testimonianza del collaboratore di giustizia Andrea Brogi, che asserì di essere stato testimone del pagamento di somme di denaro da parte di Gelli ad Augusto Cauchi: «A Gelli e penso anche a Birindelli fu detto chiaramente che eravamo un gruppo che si armava e che era pronto alla lotta armata nel caso di una vittoria delle sinistre al referendum. Su insistenza del G.I. escludo che a Gelli sia stato fatto un discorso con riferimento specifico o ad attentati individuati oppure al procacciamento di queste armi o di questo esplosivo. Gelli sapeva che eravamo pronti per la lotta armata e che gli chiedevamo finanziamenti ma non gli fu detto nulla né di singoli attentati né di singoli armamenti».cite-ref-59[58] «Per quanto ne so tutto il denaro ricevuto dal Gelli è stato speso per l'acquisto di armi ed esplosivo».cite-ref-60[59]
Ben presto sorsero contrasti tra Gelli e Lino Salvini. Il 14 dicembre 1974, a mwaagNapoli la Gran Loggia dei Maestri venerabili del mwaakGOI, su proposta del Gran maestro, decretò lo scioglimento della secolare loggia P2, offrendo agli iniziati, in alternativa alle dimissioni, la possibilità di entrare in una loggia regolare o di affidarsi «all'orecchio» del Gran maestro.cite-ref-61[60]cite-ref-62[61]
La reazione di Gelli ebbe effetti devastanti per la carriera del Gran maestro Salvini. Nel 1973, si erano riunificate le due famiglie massoniche di Palazzo Giustiniani e quella di Piazza del Gesù (quest'ultima nata da una scissione negli anni 1960 avvenuta nella Serenissima Gran Loggia d'Italia), guidata da Francesco Bellantonio, ex funzionario dell'mwabmEni e parente di mwabqMichele Sindona. Come conseguenza di questa riunificazione (che ebbe vita breve, solo due anni) la loggia Giustizia e Libertà – loggia coperta del gruppo massonico di Piazza del Gesù, che contava tra i suoi iscritti il direttore generale di Mediobanca mwabuEnrico Cucciacite-ref-63[62], il procuratore generale della Procura di Roma Carmelo Spagnuolo e l'avvocato Martino Giuffrida di Messina – aveva visto molti iscritti passare «all'orecchio» del Gran maestro del GOI. Approfittando del malcontento di questi ultimi, Gelli prese immediatamente contatto con Bellantonio e il suo gruppo, con l'obiettivo di cambiare i vertici del Grande Oriente d'Italia.cite-ref-64[63]
In occasione della Gran Loggia tenutasi nel marzo 1975, l'avvocato Giuffrida produsse prove su presunti reati finanziari (finanziamenti illeciti ai partiti, provenienti dalla mwab8FIAT e dalla mwacaConfindustria, traffici illeciti e contrabbando nel mwaceporto di Livorno, tangenti private) compiuti dal Gran maestrocite-ref-65[64], suscitando la richiesta a gran voce delle dimissioni di Salvini, da parte dell'assemblea.
Durante una sospensione dei lavori Gelli e Salvini raggiunsero un accordo in base al quale la Gran Loggia avrebbe riconfermato la fiducia al Gran maestro; in contropartita, quest'ultimo ricostituiva nuovamente la Loggia P2, riaffidandola a Licio Gelli (nell'accordo, Gelli conveniva l'espulsione dal GOI di Bellantonio e Giuffrida e degli altri «congiurati»)cite-ref-66[65] e nominandolo Maestro venerabile il 12 maggio 1975. L'affiliazione alla loggia sarebbe stata sottoposta a verifica da parte dell'ex Gran maestro Giordano Gamberini, «all'orecchio» del quale dovevano pervenire le iniziazioni coperte. Gelli, tuttavia, convinse Gamberini ad effettuare le eventuali «concelebrazioni» non in un tempio massonico, ma in un appartamento all'Hotel Excelsior di Roma e – soprattutto – a sottoscrivere in bianco almeno quattrocento brevetti di ammissione, cui in seguito avrebbe aggiunto i nominativi degli affiliati.cite-ref-arrigo3-67-0[66]
Nell'agosto 1975, subito dopo la vittoria elettorale del PCI alle mwadaelezioni regionali, Gelli mise a punto uno «Schema R», che trasmise al Presidente della Repubblica mwadeGiovanni Leone, senza ottenere riscontri. Nel documento il massone aretino propugnava l'instaurazione della mwadiRepubblica presidenziale, la riduzione del numero dei parlamentari e l'abolizione delle loro immunità. Propose anche l'abolizione del servizio militare di leva e la sua sostituzione con un esercito di professione.cite-ref-68[67]
Poco meno di un anno dopo, alcune indagini della mwadgmagistratura condussero all'arresto nel nuovo segretario organizzativo della loggia P2, l'avvocato Gian Antonio Minghelli, con l'accusa di legami con il clan del gangster marsigliese mwadkAlbert Bergamelli, quali i mwadosequestri di persona e il riciclaggio di denaro sporco.cite-ref-arrigo3-67-1[66] Il 26 luglio 1976 Gelli ne approfittò per chiedere a Salvini la sospensione ufficiale di tutte le attività della P2, circostanza che gli permise di evitare il passaggio elettorale per la regolare conferma della sua maestranza venerabile e di continuare a dirigere la loggia in regime di mwad8prorogatio, a tempo indeterminato.cite-ref-arrigo3-67-2[66] In pratica, la P2 continuò ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, il quale manteneva personalmente i rapporti con Salvini e Gamberini (che, dopo il 1976, nella sua veste di garante, continuò a concelebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli altri vertici della massoneria.cite-ref-anselmi-69-0[68] Il 15 aprile 1977, pur essendo ufficialmente sospese le attività della P2, il Gran maestro Salvini conferì a Gelli una sorta di «delega in bianco» autorizzandolo a promuovere tutte le attività che avesse reputato di interesse e di utilità per la massoneria, rispondendo unicamente al Gran maestro per le azioni intraprese a tale scopo.cite-ref-70[69]
Nel 1978, il Gran maestro Lino Salvini rassegnò le dimissioni dalla guida del GOI in anticipo sulla scadenza del mandato. La Gran Loggia dei Maestri venerabili elesse al suo posto l'ex generale dell'aeronautica mwae0Ennio Battelli, il quale confermò la delega e la posizione speciale di Gelli nell'ambito della massoneria, imponendo peraltro la sua presenza o quella dell'ex Gran maestro Gamberini, durante le cerimonie di affiliazione dei nuovi aderenti ed escludendo pertanto ogni iniziazione «all'orecchio» da parte del Gelli.cite-ref-71[70] Di conseguenza tutte le iniziazioni, a partire da tale data, ancorché effettuate in una sede irrituale quale l'Hotel Excelsior di Roma, furono celebrate alla presenza del Gran maestro in carica o di mwafiGiordano Gamberini.
Nella seconda metà degli anni 1970 la P2 ebbe la massima espansione ed influenza e cominciò ad operare anche all'estero (pare che abbia tentato proselitismo in mwafqUruguay, mwafuBrasile, mwafyVenezuela, mwafcArgentina e in mwafgRomania, Paesi nei quali avrebbe, secondo alcuni, tentato di influire sulle rispettive situazioni politiche).cite-ref-72[71]: in particolare realizzò ramificazioni estese e importanti in mwaf0Uruguay, aiutato da uomini d'affari come mwaf4Umberto Ortolani e mwaf8Francesco Pazienza.cite-ref-1-46-2[46] Per una gestione efficace, Gelli dispone il decentramento degli affiliati in circoscrizioni regionali: ogni gruppo regionale dovrà far riferimento a un coordinatore con il grado di «Maestro», responsabile della presentazione al Maestro venerabile dei nuovi adepti.
Gli anni 1980, la scoperta e la fine
Il 5 ottobre 1980 Gelli rilasciò un'intervista a mwag0Maurizio Costanzo (anch'egli affiliato con tessera n. 1819 della P2) per il mwag4mwag8Corriere della Sera, all'epoca diretto da mwahaFranco Di Bella, tessera P2 1887 (che la pubblicò), nella quale si sintetizzavano gli obiettivi già descritti nello «Schema R», e che saranno rinvenuti nel mwahePiano di rinascita democratica.cite-ref-74[73] Il 17 marzo 1981 i giudici istruttori mwahyGherardo Colombo e mwahcGiuliano Turone, nell'ambito di un'inchiesta sul presunto mwahgrapimento dell'avvocato e uomo d'affari siciliano mwahkMichele Sindonacite-ref-2-75-0[74], fecero perquisire la villa di Gelli ad mwah4Arezzo, mwah8villa Wanda, e la fabbrica di sua proprietà (la Giole a mwaiaCastiglion Fibocchi presso mwaieArezzo – divisione giovane di Lebole – e la Socam)cite-ref-1-46-3[46]: l'operazione, eseguita dalla sezione del colonnello Vincenzo Bianchi della mwaiyGuardia di Finanza, scoprì fra gli archivi della Giole una mwaiclista di quasi mille iscritti alla loggia P2, tra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832).cite-ref-76[75]cite-ref-77[76] Secondo la Commissione parlamentare, presieduta da mwajaTina Anselmi, il Venerabile, durante il suo presunto periodo di latitanza in mwajeAmerica Latina, portò con se la parte più importante del suo archivio personale, compresa la lista completa degli iniziati alla P2, la quale, secondo alcune testimonianze, sarebbe stata composta da quasi 2400 nomi.cite-ref-5-47-1[47]
La scoperta suscitò grande scalpore nell'opinione pubblica italiana. La lista fu resa pubblica solo il mwaj021 maggio seguente dal Presidente del consiglio mwaj4Arnaldo Forlani, che, travolto dallo scandalo, si dimise.cite-ref-78[77]
Sette mesi dopo il ritrovamento, il 31 ottobre 1981, la corte centrale del mwakqGrande Oriente d'Italia espulse Licio Gelli dal consesso massonico: Gelli, in quel momento latitante all'estero, aveva già presentato richiesta di «assonnamento» in data 1º ottobre 1981.cite-ref-79[78] Pur tuttavia il Grande Oriente ritenne di non poter procedere allo scioglimento della Loggia Propaganda 2, essendo la sua attività all'interno del GOI ufficialmente sospesa sin dal 1976; così in tale contesto la loggia affermò che tutte le attività gestite dal Gelli dal 1976 sino a quel momento, eccedenti la normale amministrazione della loggia da lui diretta in regime transitorio, erano state adottate autonomamente e non dovevano essere ricondotte alla responsabilità dell'ordine massonico, ma nulla si disponeva nei confronti degli altri 961 iscritti alla loggia che – di conseguenza – restavano a far parte della massoneria italiana. Poco dopo una perquisizione, la polizia rinvenne nella sua villa oltre 2 milioni di dollari in lingotti d'oro.cite-ref-80[79]cite-ref-81[80]
Ai sensi della legge 23 settembre 1981, n. 527, nel dicembre dello stesso anno venne costituita una apposita commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da mwaliTina Anselmi, e successivamente con l'emanazione della mwalmlegge 25 gennaio 1982, n. 17 la loggia venne definitivamente sciolta e venne sancita l'illegalità della costituzione di associazioni segrete con analoghe finalità.
Lo scandalo e le conseguenze
Lo scandalo conseguente al ritrovamento delle liste della P2 fu senza precedenti. Nel giugno 1981, al posto del dimissionario Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani, fu insediato il mwalyrepubblicano mwalcGiovanni Spadolini, divenne così il primo Presidente del Consiglio non appartenente alla mwalgDemocrazia Cristiana (DC) della storia repubblicanacite-ref-1-46-4[46], mentre il Presidente della Repubblica mwal0Sandro Pertini dichiarò: «Nessuno può negare che la P2 sia un'associazione a delinquere».cite-ref-guarino2016-82-0[81]cite-ref-teodori1981-83-0[82]
Dalle sinistre si era prontamente levata un'intensa campagna d'accusa, che di fatto non sgradiva un eventuale riconoscimento del coinvolgimento di esponenti dei partiti di governo e del mwamcPartito Socialista Italiano (PSI), antica «concorrente» a sinistra del partito di mwamgEnrico Berlinguer. Soprattutto i mwamkcomunisti avevano da recriminare contro un organismo che clandestinamente lavorava per la loro espulsione dalla società civile, e non risparmiarono ai partiti di governo e ai loro esponenti accuse di mwamogolpismo e di prono asservimento a interessi di potenze straniere.
Altri politici, tra cui mwamwBettino Craxi del PSI e alcuni deputati della DC, attaccarono invece l'operato della magistratura, accusandola di aver dato per scontato la veridicità di tutta la lista che invece, secondo Craxi, mischiava «notori farabutti» (di cui però non faceva i nomi) a «galantuomini» e di aver causato, con le indagini e l'arresto di mwam0Roberto Calvi, una crisi della mwam4Borsa, che nel luglio 1981 dovette chiudere per una settimana per eccesso di ribasso.
Mentre, intimoriti dal clima arroventato, alcuni personaggi di altro campo come mwanaMaurizio Costanzo negavano ogni coinvolgimento (Costanzo fu poi costretto a lasciare la direzione del telegiornale mwaneContatto del network mwaniPIN, facente capo al gruppo Rizzoli), altri, come il deputato socialista mwanmEnrico Manca, che fu anche presidente della mwanqRai, già minimizzavano la loro condivisione delle esperienze piduiste.
Si ebbe quindi una sorta di temporanea epurazione, in realtà agevolata dal ridotto desiderio degli interessati di restare sotto i riflettori, e molti piduisti si eclissarono dalle cariche più in vista, o si fecero da parte per poi ripresentarsi qualche tempo dopo.
La scoperta della lista degli appartenenti
«Con la P2 avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate dagli appartenenti alla P2.»
(Licio Gelli intervistato da Klaus Davicite-ref-0-44-1[44])
Dopo la scoperta della lista, il Presidente del Consiglio mwan0Arnaldo Forlani attese il 21 maggio 1981, prima di rendere pubblica la mwan4lista degli appartenenti alla P2, che comprendeva i nominativi di 2 ministri allora in carica (il socialista mwan8Enrico Manca, e il democristiano mwaoaFranco Foschi) e 5 sottosegretari (mwaoeCostantino Belluscio del PSDI, Pasquale Bandiera del PRI, mwaoiFranco Fossa del PSI, mwaomRolando Picchioni della DC e mwaoqAnselmo Martoni del PSDI, quest'ultimo peraltro citato come «in sonno», cioè dimissionario).
Tra le 962 persone che figuravano tra gli iscritti alla mwaosloggia massonica, vi erano politici, imprenditori, avvocati, dirigenti di imprese ma soprattutto membri delle mwaowforze armate italiane e dei mwao0servizi segreti italiani. Lo stesso Michele Sindona comparve nella lista degli iscritti alla P2, confermando le intuizioni dei giudici istruttori. Il colonnello Bianchi resistette a vari tentativi di intimidazione, in quanto erano ancora al potere gran parte delle persone che ivi erano citate, e trasmise la lista agli organi competenti. Fra i generali, la stampa fece più volte il nome di mwao4Carlo Alberto dalla Chiesa, sebbene risultasse solo un modulo di iscrizione firmato di suo pugno e nessuna prova di un'adesione attiva.cite-ref-84[83]
Circa i servizi segreti, si notò che vi erano iscritti non solo i capi, (fra i quali mwapqVito Micelicite-ref-1-46-5[46] a capo del mwapkSIOS e successivamente direttore del mwapoSID, mwapsGiuseppe Santovito del mwapwSISMI, Walter Pelosi del mwap0CESIS e Giulio Grassini del mwap4SISDE) che erano di nomina politica, ma anche i funzionari più importanti, di consolidata carriera interna. Tra questi si facevano notare il generale Giovanni Allavena (responsabile dei mwap8fascicoli SIFAR), il colonnello Giovanni Minerva (gestore dell'intricato caso dell'aereo militare mwaqaArgo 16 e considerato uno degli uomini in assoluto più importanti dell'intero Servizio militare del dopoguerra) e il generale mwaqeGianadelio Maletticite-ref-1-46-6[46], che con il capitano mwaqyAntonio Labruna (anch'egli iscritto) fu sospettato di collusioni con le cellule eversive di mwaqcFranco Freda e per questo processato e condannato per favoreggiamento.
Fu avanzata l'ipotesi che la lista trovata nella villa di Gelli non fosse la lista completa, e che molti altri nomi siano riusciti a non restare coinvolti. Nella ricostruzione della commissione parlamentare, ai 962 della lista trovata sarebbero da aggiungere i presunti appartenenti a quel vertice occulto di cui Gelli sarebbe stato l'anello di congiunzione con la loggia. Lo stesso Gelli, come evidenziato anche dalla mwaqkCommissione Anselmi, in un'intervista del 1976, aveva parlato di più di duemilaquattrocento iscritti.
Secondo il procuratore di mwaqsRoma del periodo, gli iscritti delle due liste dovevano essere complessivamente 2000, mentre il 29 maggio 1977 il settimanale mwaqwmwaq0L'Espresso scrisse: «Loggia P2... È il nucleo più compatto e poderoso della massoneria di Palazzo Giustiniani: ha 2400 iscritti, la crema della finanza, della burocrazia, delle Forze Armate, dei boiardi di Stato, schedati in un archivio in codice... Gelli, interlocutore abituale delle più alte cariche dello Stato (si vede spesso con Andreotti ed è ricevuto al Quirinale), è ascoltato consigliere dei vertici delle Forze Armate, con amici fidati e devoti nella magistratura».cite-ref-5-47-2[47]cite-ref-4-85-0[84]
Lo stesso Gelli, commentando la presenza di numerosi iscritti alla P2 nei comitati di esperti che si mwarcoccuparono del rapimento di Aldo Moro (marzo-maggio 1978), ha affermato che la presenza di un elevato numero di affiliati alla loggia in questi era dovuto al fatto che al tempo molte personalità di primo piano erano iscritte, quindi era naturale che in questi se ne trovassero diverse. Gelli affermò che normalmente gli aderenti non erano a conoscenza dell'identità degli altri iscritti, ma che l'esistenza della Loggia P2 era comunque nota, avendone parlato anche in diverse interviste ben prima della scoperta della lista.cite-ref-86[85]
Si fecero delle ipotesi su chi potesse essere il vertice occulto dell'organizzazione, la vedova di mwar0Roberto Calvi dichiarò che mwar4Giulio Andreotti fosse il vero capo della loggia, mentre l'incarico di vice sarebbe stato ricoperto da mwar8Francesco Cosentino (il quale risultava iscritto tra le liste della P2 con la tessera n. 1618): di tale affermazione però non sono mai stati raccolti riscontri attendibilicite-ref-87[86]cite-ref-88[87]cite-ref-89[88]. Anche Nara Lazzerini, per molti anni segretaria e amante di Licio Gelli, affermò nel 1981 e nel 1995 davanti ai magistrati che nell'ambiente della loggia si diceva che il vero capo fosse Giulio Andreotticite-ref-guarino2016-82-1[81]:
«Gelli mi disse che fra i suoi iscritti nella sua Loggia massonica P2 vi era l'onorevole Andreotti [...]. Ricordo che nell'ambiente P2 si diceva che il vero capo era Andreotti e non Gelli. Rammento, in particolare, che nel corso di un pranzo a Firenze, William Rosati e Ezio Giunchiglia mi dissero che il vero manovratore era Andreotti e che loro facevano tutto con Andreotti [...].»
(Nara Lazzerini ai magistrati di Palermo Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato il 4 settembre 1995.)
Rosati e Giunchiglia erano due leader regionali della Loggia P2: il primo gestore di una clinica privata e capogruppo della P2 per la Liguria con simpatie per l'estrema destra (tessera n. 1906 e morto nel 1984);cite-ref-guarino2016-82-2[81]cite-ref-90[89]cite-ref-91[90]cite-ref-92[91] il secondo funzionario del Ministero della Difesa (tessera n. 1508) delle provincie Pisa e Livorno.cite-ref-guarino2016-82-3[81] Giunchiglia durante il processo mwauyGelli più 622 venne definito dalla PM Elisabetta Cesqui come un personaggio che si collocava «nella zona di maggiore ombra della P2 tra la sponda dei contatti con ambienti militari e informativi USA e quella che riconduce al commercio di armi».cite-ref-93[92] Durante il processo per la mwausstrage di Bologna Lia Bronzi Donati, Gran maestra della Loggia tradizionale femminile (e figura femminile all'epoca più importante dell'universo massonico, e forse l'unica), dichiarò ai magistrati che la interrogavano come testimone che la lista degli affiliati alla P2 era composta da almeno 6000 nomi e che Andreotti era «la presenza al di sopra della Loggia P2»: notizia confidatale da William Rosati «divenuto il riferimento morale della P2 dopo il sequestro delle liste».cite-ref-0-44-2[44]cite-ref-cita-beccaria-2013-p-45-1[45]
Andreotti da parte sua aveva sempre smentito di conoscere Gelli, sino alla pubblicazione della citata foto di mwavuBuenos Aires. Licio Gelli, per il quale la magistratura spiccò un ordine di cattura il 22 maggio 1981 per violazione dell'art. 257 del mwavycodice penale (mwavcspionaggio politico o militare), si rifugiò temporaneamente in mwavgUruguay.
La commissione parlamentare
Dopo la scoperta delle liste, mwavwArnaldo Forlani nominò un comitato di tre saggi (mwav0Vezio Crisafulli, mwav4Lionello Levi Sandri e mwav8Aldo Mazzini Sandulli) per fornire elementi conoscitivi e critici sull'attività della P2.cite-ref-2-75-1[74]
Alla fine del 1981, per volontà della Presidente della Camera mwawuNilde Iotti, venne istituita una commissione parlamentare d'inchiesta, guidata dalla deputata democristiana mwawyTina Anselmicite-ref-2-75-2[74], ex partigiana «bianca» e prima donna a diventare ministro nella storia della Repubblica Italiana. La commissione affrontò un lungo lavoro di analisi per far luce sulla Loggia, considerata un punto di riferimento in Italia per ambienti dei servizi segreti americani intenzionati a tenere sotto controllo la vita politica italiana fino al punto, se necessario, di promuovere riforme costituzionali apposite o di organizzare un mwawscolpo di Stato. La commissione - che concluse i lavori nel 1984, produsse sei relazioni.
La P2 fu oggetto d'indagine anche della mwaw0Commissione stragi per un presunto coinvolgimento in alcune stragi, ma non portò a niente di rilevante. Gli appartenenti alla P2 e Gelli furono assolti con formula piena dalle accuse di «complotto ai danni dello Stato» con le sentenze della Corte d'assise e della Corte d'assise d'appello di Roma tra il 1994 e il 1996.cite-ref-assoluzione-94-0[93]
Le conseguenze e le inchieste giudiziarie
«La P2 è stata sciolta da una legge, ma può essere sopravvissuto il suo sistema di relazioni politiche, finanziarie e criminali […] Quanto al dottor Berlusconi, il suo interventismo attuale è sintomo della reazione di una parte del vecchio regime che, avendo accumulato ricchezza e potere negli anni Ottanta, pretende di continuare a condizionare la vita politica anche negli anni Novanta»
(Luciano Violante, Presidente della Commissione Antimafiacite-ref-79-95-0[94])
La Cassazione decise che il caso Gelli fosse di competenza della Procura di Roma dalla quale fu accusato solo di mwaxktruffa e millantato credito. Nel maggio 1983 fu archiviato il dossier a carico dei vertici della P2. In seguito, il giudice Colombo dichiarò che, se l'inchiesta fosse rimasta a Milano, mwaxsTangentopoli sarebbe scoppiata un decennio prima, data la mole di informazioni presenti nelle carte di Gelli.cite-ref-96[95]
La Procura di Roma iniziò un procedimento contro Licio Gelli e una ventina di altre persone, accusate di cospirazione politica, associazione per delinquere ed altri reati. Dopo un'inchiesta durata quasi dieci anni, nell'ottobre 1991, il giudice istruttore presso il Tribunale penale di Roma chiese il rinvio a giudizio. Il processo durò un anno e mezzo e con sentenza in data 16 aprile 1994, depositata il successivo 26 luglio, la Corte pronunciò una sentenza d'assoluzione di tutti gli imputati dal reato di attentato alla Costituzione mediante cospirazione politica perché il fatto non sussiste. L'appello, proposto, fu rigettato, e il 27 marzo 1996 la Corte d'appello confermò la sentenza.cite-ref-97[96] Nonostante le successive inchieste giudiziarie abbiano (non senza ricevere critiche da più parti) in parte rinnegato le conclusioni della commissione d'inchiesta, tendendo a ridimensionare l'influenza della loggiacite-ref-assoluzione-94-1[93]cite-ref-98[97], la scoperta del caso della P2 fece conoscere in Italia l'esistenza, in altri sistemi ed in altri Paesi, del mway0lobbismo, cioè di un'azione di pressione politica sulle cariche detenenti il potere affinché orienti le scelte di conduzione della nazione di appartenenza in direzione favorevole ai mway4lobbisti.
In altri Paesi il lobbismo si applicava e si applica in modo pressoché palese, e nemmeno – d'ordinario – desta scandalo: per l'Italia il fenomeno, almeno in questa forma subdola, illegale e sovversiva e con questa evidenza, era inusitato. In più, la circostanza che l'associazione fosse segreta ha immediatamente evocato allarmanti spettri, che le conclusioni dell'inchiesta della commissione parlamentare non hanno fugato. Il caso P2 ha certamente sensibilizzato la società italiana sui meccanismi attraverso i quali le scelte ed il potere politico possono venir influenzati dagli interessi di gruppi di potere non eletti, e quindi non pienamente legittimati a prender parte al dialogo politico.
Nel 1987 Licio Gelli fu condannato a 8 anni di carcere dalla Corte d'assise di Firenze per aver finanziato esponenti dell'estrema destra toscana, coinvolti negli attentati sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna.cite-ref-2-75-3[74] Due anni dopo, in appello, i giudici dichiararono di non dover procedere contro l'imputato perché, al momento della sua estradizione dalla mwazuSvizzera, erano stati esclusi i reati di tipo politico.cite-ref-2-75-4[74] La Cassazione ordinò un nuovo processo, affermando che Gelli avrebbe dovuto essere assolto con formula pienacite-ref-2-75-5[74] e il 9 ottobre 1991 la Corte d'assise d'appello di Firenze lo assolse con formula ampia.cite-ref-2-75-6[74]
Il 23 novembre 1995 Gelli venne condannato in via definitiva per depistaggio nel processo per la mwa0mstrage di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite.cite-ref-bianconi-99-0[98] Il depistaggio fu messo in atto, in concorso con il generale del mwa0gSISMI mwa0kPietro Musumeci, aderente alla P2, il colonnello dei carabinieri mwa0oGiuseppe Belmonte e il faccendiere mwa0sFrancesco Pazienzacite-ref-bianconi-99-1[98], sistemando una valigia carica di armi, esplosivi, munizioni, biglietti aerei e documenti falsi sul treno Taranto-Milano del 13 gennaio 1981.cite-ref-100[99] Licio Gelli è stato anche riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del mwa1qBanco Ambrosiano collegato alla banca del Vaticano, lo mwa1uIOR (vi si trovò un buco di 1,3 miliardi di dollari).
Altrettanta attenzione è stata posta, nel tempo, al destino dei piduisti, qualcuno dei quali ha avuto pubblico successo, in mwa1cpolitica o nello mwa1gspettacolo, mentre altri sono tornati nell'anonimato. Ad alcuni è stato revocato lo stigma sociale (mwa1kSilvio Berlusconi è sceso in politica con successo, conseguendo quattro volte la Presidenza del Consiglio nel corso di quindici anni; mwa1oFabrizio Cicchitto rientrò in politica; mwa1sMaurizio Costanzo pronunciò un mwa1wautodafé e mantenne la sua carriera giornalistica). Proprio Berlusconi dichiarò ad mwa10Iceberg (programma di approfondimento politico in onda su mwa14Telelombardia): «Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non è un titolo di demerito. [...] Ho letto dopo, di questi progetti. Una montatura: la P2 è stata uno scoop che ha fatto la fortuna di mwa18Repubblica e dellmwa2a'mwa2eEspresso, è stata una strumentalizzazione che purtroppo ha distrutto molti protagonisti della vita politica, culturale e giornalistica del nostro Paese».cite-ref-101[100] mwa2yMassimo D'Alema, all'epoca Presidente del Consiglio, replicò: «Essere stato piduista vuol dire aver partecipato a un'organizzazione, a una setta segreta che tramava contro lo Stato, e questo è stato sancito dal Parlamento. Opinione che io condivido».cite-ref-102[101]
Tra i personaggi politici menzionati nel famoso «programma di rinascita» elaborato per la P2 da mwa2wFrancesco Cosentino, Bettino Craxi confermò la previsione per cui avrebbe assunto il «predominio» nel suo partito e nel governo del Paese (anche grazie all'appoggio degli Stati Uniti d'America, che finanziarono il suo partito in chiave anti-PCI, come scriverà poco prima di morire nel suo memoriale consegnato al cognato Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano). Ad mwa28Antonio Bisaglia, invece, la morte improvvisa non consentì di soddisfare le previsioni su di lui espresse nel medesimo testo.
Dal 2007 mwa3eLicio Gelli fu posto in detenzione domiciliare nella sua mwa3ivilla Wanda di mwa3mArezzo, per scontare la pena di 12 anni per la bancarotta del mwa3qBanco Ambrosiano. In un'intervista rilasciata a mwa3umwa3yla Repubblica il 28 settembre 2003, durante il mwa3cgoverno Berlusconi II, ha raccontato: «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa in 53 punti».cite-ref-repubblica-gelli-103-0[102]
I contenuti del programma eversivo
Il Piano di rinascita democratica
Fu immediatamente intuito che i documenti sequestrati testimoniavano dell'esistenza di un'organizzazione che mirava a prendere il possesso degli organi del mwa4upotere in mwa4yItalia: il mwa4cPiano di rinascita democratica, un elaborato a mezza via fra un mwa4gmanifesto ed uno mwa4kstudio di fattibilità sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato mwa4oproselitismo e, opportunamente, anche un mwa4sbilancio preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere: «La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo». Fonti parlamentari e giudiziarie hanno inoltre evidenziato casi di infiltrazione anche nelle forze dell’ordine; in tale contesto, l’ufficiale dei Carabinieri mwa4wNicolò Bozzo, in diverse testimonianze, descrisse l’esistenza, presso la Divisione Pastrengo di Milano, di un gruppo di potere interno e di prassi anomale di comando, caratterizzato, secondo le sue dichiarazioni, anche dall’appartenenza alla loggia Propaganda Due di alcuni suoi componenti e dalla presenza di “gerarchie parallele”.cite-ref-104[103]cite-ref-105[104]
Si indicavano come obiettivi primari il riordino dello Stato all'insegna dell'mwa5yautoritarismo di stampo mwa5canticomunista ed mwa5gantisocialista, accompagnato da un'impostazione selettiva e mwa5kclassista dei percorsi sociali. Tra i punti principali del piano vi era la semplificazione del panorama politico con la presenza di due grandi macropartiti, portare la mwa5omagistratura italiana sotto il controllo del mwa5spotere esecutivo, separare le carriere dei magistrati, superare il mwa5wbicameralismo perfetto e ridurre numero dei parlamentari, abolire le province, rompere l'unità sindacale e riformare il mercato del lavoro, controllo sui mezzi di comunicazione di massa, trasformare le mwa50università in Italia in mwa54fondazioni di diritto privato, abolizione della mwa58validità legale dei titoli di studio e adozione di una politica repressiva contro la piccola delinquenza e avversari politici.
Le persone «da reclutare» nei partiti in cambio avrebbero dovuto ottenere il «predominio» (testuale) sulle proprie organizzazioni (nel piano vengono indicati «per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli»), mentre i giornalisti «reclutati» avrebbero dovuto «simpatizzare» per gli uomini segnalati dalla mwa6eloggia massonica. Una parte dei politici indicati ebbero poi ruoli di primo piano nei loro partiti e nell'esecutivo, tali personalità erano però considerate «da reclutare», tuttavia non è mai stato accertato con chiarezza se Gelli si sia messo in contatto con loro per il perseguimento degli scopi della P2.
Il controllo sui mass media
«Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media.»
(Licio Gellicite-ref-106[105].)
La scoperta del mwa6oPiano di rinascita democratica ha permesso di comprendere le ragioni dei notevoli cambiamenti avvenuti all'interno dei mass media italiani alla fine degli anni settanta.
La scalata ai media italiani iniziò dall'obiettivo più ambito: il mwa6wmwa60Corriere della Sera, il quotidiano nazionale più diffuso e allo stesso tempo più autorevole.cite-ref-1-46-7[46] Per quest'operazione mwa7iLicio Gelli fu coadiuvato dal suo braccio destro mwa7mUmberto Ortolanicite-ref-1-46-8[46], dal banchiere mwa7gRoberto Calvicite-ref-1-46-9[46], dall'imprenditore mwa70Eugenio Cefis e dalle casse dello IOR, l'mwa74Istituto per le Opere di Religione.cite-ref-1-46-10[46] Infine era necessario un editore interessato all'acquisto della testata giornalistica più importante d'Italia, e furono individuati i mwa8mRizzoli. I Rizzoli, mwa8qAndrea e il figlio mwa8uAngelo, acquistarono la proprietà del mwa8yCorriere di propria iniziativa da mwa8cGiulia Maria Crespi, mwa8gGianni Agnelli e mwa8kAngelo Moratti, poi si ritrovarono sotto una montagna di debiti.cite-ref-1-46-11[46] mwa84Bruno Tassan Din, direttore amministrativo del giornale, dichiarò: «La Rizzoli fatturava 60 miliardi di lire l'anno ed altrettanti ne fatturava il mwa88Corriere: quindi la Rizzoli aveva acquistato un'unità grande come la Rizzoli facendo tra l'altro un debito a breve termine senza avere programmato e pianificato un eventuale ricorso al medio termine».cite-ref-4-85-1[84] Angelo Rizzoli spiegò che «per ottenere finanziamenti dei quali il nostro gruppo aveva bisogno l'unica strada praticabile era quella di rivolgerci all'Ortolani», giacché quando «qualche volta tentavamo di ottenere finanziamenti senza passare attraverso l'Ortolani ed il Gelli ci veniva immancabilmente risposto di no».cite-ref-4-85-2[84]
Successivamente Andrea si ritirò a vita privata e rimase a guidare il gruppo il figlio Angelo, il cui braccio destro Bruno Tassan Din gli presentò Gelli e Ortolani.cite-ref-107[106]
I Rizzoli, sostenuti finanziariamente da Eugenio Cefis (secondo la ricostruzione di Alberto Mazzuca i Rizzoli non furono sostenuti da Eugenio Cefis)cite-ref-mazzuca-108-0[107], nel 1974 si decisero quindi per l'acquisto, ma si resero conto ben presto che l'operazione si sarebbe rivelata molto più onerosa di quello che si aspettavano. I Rizzoli (Andrea e il figlio Angelo) quindi si misero alla ricerca di altri fondi presso le banche italiane, inconsapevoli del fatto che molte erano presiedute o dirette da affiliati della P2, e che quindi la decisione di conceder loro nuovi liquidi era condizionata dal parere di Gelli. Non vedendo altre vie di uscita, nel luglio 1977 si appellarono al capo piduista: a quel punto entrò in scena mwa-iRoberto Calvi, che aveva rapporti con lo IOR, e che grazie all'intermediazione di Gelli era entrato nell'operazione per rilevare il mwa-mCorriere della Seracite-ref-1-46-12[46]. Si è affermato che il pacchetto azionario, pagato 200 miliardi di lire, ne valesse al massimo 60cite-ref-1-46-13[46]. La concessione di nuovi fondi, provenienti dallo IOR, rese i Rizzoli sempre più indebitati nei confronti della P2 ed economicamente deboli. In questo modo non fu difficile far passare il controllo della casa editrice al sistema Gelli-Calvi-IORcite-ref-109[108].
Licio Gelli ottenne il suo primo obiettivo: inserire nei posti chiave della Rizzoli i suoi uomini, uno su tutti mwa-eFranco Di Bella alla direzione del mwa-iCorriere della Sera al posto di mwa-mPiero Ottone.cite-ref-110[109] Il controllo del quotidiano dava alla P2 un'enorme capacità di manovra:
• Poteva condizionare ai propri voleri la condotta dei politici, ai quali l'adesione all'area piduista era ripagata con articoli e interviste compiacenti che garantivano visibilità presso l'opinione pubblica.
• Poteva inserire nell'organico del quotidiano personaggi affiliati alla loggia, come mwa-sMaurizio Costanzo, mwa-wSilvio Berlusconi, mwa-0Fabrizio Trecca, con l'ovvio intento di pubblicare articoli graditi alle alte sfere della P2.
• Poteva infine censurare giornalisti, come capitò a mwa-8Enzo Biagi, che sarebbe dovuto partire come corrispondente per l'mwbaaArgentina, governata da una giunta militare golpista.cite-ref-s-flamigni-1996-111-0[110]
Nel 1977 la P2 spinse i Rizzoli verso l'acquisizione di molti altri quotidiani: mwbaymwbacIl Piccolo di mwbagTrieste, il mwbakmwbaoGiornale di Sicilia di mwbasPalermo, lmwbaw'mwba0mwba4Alto Adige di mwba8Bolzano e mwbbamwbbeLa Gazzetta dello Sport. Nel 1978 fu fondato un nuovo quotidiano locale: mwbbiL'Eco di Padova: la casa editrice entrò nella proprietà de mwbbmmwbbqIl Lavoro di mwbbuGenova e finanziò mwbbymwbbcL'Adige di mwbbgTrento. Nello stesso anno Andrea lasciò il gruppo al figlio Angelo e si ritirò a vita privata. Nel 1979 la Rizzoli portò la propria quota azionaria del periodico mwbbkmwbboTV Sorrisi e Canzoni al 52%, ottenendone il controllo. Infine fu fondato mwbbsmwbbwL'Occhio, con direttore mwbb0Maurizio Costanzo.cite-ref-112[111]
Secondo il piduista mwbcmAntonio Buono, magistrato già presidente del Tribunale di mwbcqForlì, e collaboratore del mwbcumwbcyGiornale nuovo, nel corso di un incontro a mwbccCesena Gelli lo avrebbe informato del progetto di creare una catena di testate, nell'ambito della Rizzoli, in funzione antimarxista e anticomunista, e si sarebbe dovuta creare anche, nell'ambito di questo progetto, un'agenzia di informazione – alternativa all'mwbcgANSA – che avrebbe trasmesso le veline ai vari direttori di questi giornali associati. Nell'occasione, il Venerabile incaricò Buono di coinvolgere il direttore de mwbckmwbcoil Giornale: «Avevo un grande ascendente su mwbcsIndro Montanelli, e quindi avrei dovuto persuadere Montanelli, per il mwbcwGiornale, a entrare»cite-ref-s-flamigni-1996-111-1[110].
Nonostante il tentativo non riuscisse (secondo persone vicine a Indro Montanelli, in realtà Buono non aveva alcun ascendente su di lui) almeno due personaggi in contatto con gli ambienti massonici diventarono collaboratori del mwbdiGiornale nuovo: lo stesso Buono e mwbdmMichael Ledeen, legato a mwbdqCIA, mwbduSISMI e alla stessa P2.cite-ref-113[112]
Una volta scoppiato lo scandalo, le ripercussioni sul gruppo Rizzoli furono enormi: il mwbdsmwbdwCorriere della Sera ne uscì pesantemente screditato e perse dal 1981 al 1983 mwbd0100 000 copie. Firme come mwbd4Enzo Biagi, mwbd8Alberto Ronchey e mwbeaGaetano Scardocchia lasciarono via Solferino. mwbeeFranco Di Bella lasciò la direzione il 13 giugno e venne sostituito da mwbeiAlberto Cavallari. mwbemmwbeqL'Occhio e il mwbeumwbeyCorriere d'Informazione chiusero, mentre mwbecmwbegIl Piccolo, lmwbek'mwbeomwbesAlto Adige e mwbewmwbe0Il Lavoro furono ceduti. Angelo Rizzoli e il direttore generale della casa editrice, Bruno Tassan Din (entrambi iscritti alla Loggia), ricevettero un mandato d'arresto e il gruppo fu messo in amministrazione controllata (4 febbraio 1983).
Aspetti dibattuti
Il ruolo nella «strategia della tensione»
Nel periodo della maestranza di Gelli, la P2 riuscì a riunire in mwbfesegreto almeno un migliaio di personalità di primo piano, principalmente della mwbfipolitica e dell'amministrazione dello mwbfmStato, a fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale italianocite-ref-anselmi-69-1[68] e suscitando uno dei più gravi scandali politici nella storia della mwbfgRepubblica italiana.
Nel materiale presente negli atti della Commissione parlamentare di inchiesta vi sono gli stessi scritti inviati da Gelli agli aderenti della sua Loggia che, all'inizio degli anni settanta, invitavano ad azioni politiche di emergenza:
«Molti hanno chiesto – e non ci è stato possibile dar loro nessuna risposta perché non ne avevamo –, come dovremmo comportarci se un mattino, al risveglio, trovassimo i clerico-comunisti che si fossero impadroniti del potere: se chiuderci dentro una passiva acquiescenza oppure assumere determinate posizioni ed in base a quali piani di emergenza
.»
Inseriti nella P2 furono molti ufficiali o politici coinvolti nel mwbgaGolpe Borghese del 1970 (gli ammiragli mwbgeGiovanni Torrisi e mwbgiGino Birindelli, il generale mwbgmVito Miceli) e/o in tentativi di mwbgqgolpe successivi come il generale Giovanbattista Palumbo (coinvolto anche nei depistaggi per l'mwbgyattentato di Peteano, in cui morirono tre carabinieri) o mwbgcEdgardo Sogno nel 1974 (e altri militari a lui collegati).
Sempre nel 1974 Gelli avrebbe sovvenzionato estremisti di destra coinvolti in attentati ferroviari. Di sovvenzioni ne hanno parlato diversi ex estremisti (seppur riferendosi a episodi diversi) come Marco Affatigato, Giovanni Gallastroni, Valerio Viccei, mwbgkVincenzo Vinciguerra e in particolare Andrea Brogi:
«Cauchi già sapeva che alle
elezioni del '72
il Ghinelli aveva finanziato la sua personale campagna elettorale con piccoli e medi imprenditori dell'aretino. Allora Cauchi pensò di tornare dal Gelli. Ci fu un primo incontro a Villa Wanda e qui Cauchi fu chiaro: il
referendum sul divorzio
lo avrebbero vinto le sinistre e quindi la destra sarebbe stata emarginata se non addirittura perseguitata e distrutta; perché la destra si mantenesse in piedi e perché la libera iniziativa fosse preservata ci voleva un gruppo che si organizzasse; su queste basi politiche Cauchi asserviva a Gelli che aveva il gruppo; in pratica avremmo fatto i partigiani alla rovescia [....] A Gelli e penso anche a Birindelli fu detto chiaramente che eravamo un gruppo che si armava e che era pronto alla lotta armata nel caso di una vittoria delle sinistre al referendum [...]
.»
Sono emersi collegamenti, non sempre colti dall'autorità giudiziaria, fra P2 ed estremisti di destra anche in delitti gravi, come quello al giudice mwbhaVittorio Occorsio del 10 luglio 1976, dove il magistrato stava indagando sulla loggia di Gelli, per primo, mentre fu ucciso da un commando di Ordine Nuovo guidato da mwbhePierluigi Concutelli. L'ex estremista nero mwbhiPaolo Bianchi raccontò:
«Da Concutelli ho sentito parlare di una "grande famiglia" dove lui si recava completamente solo con la massima riservatezza. Non so a chi alludesse il Concutelli quando parlava della "grande famiglia". Della grande famiglia posso dire però, come mi disse Calore, che peraltro non vi era in contatto, che dovevamo dare dei soldi al Concutelli non so per quale motivo e a quale scopo, certo è che questi soldi, come mi disse il Calore, dovevano servire per acquistare delle armi
.»
A Gelli e alla P2 sono stati attribuiti tutti i misteri d'Italia, dal progetto di mwbhkgolpe del generale mwbhoGiovanni de Lorenzo del 1964 (mwbhspiano Solo) fino all'inchiesta del 1993 sui mwbhwrapporti tra mafia e politica in cui fu coinvolto mwbh0Giulio Andreotti.cite-ref-1-46-14[46] In particolare furono attribuiti alla Loggia P2 il presunto coinvolgimento nella mwbiistrage dell'Italicus, il depistaggio sulla mwbimstrage di Bologna, lo mwbiqscandalo del Banco Ambrosiano, gli omicidi di mwbiuMino Pecorelli (a Roma) e di mwbiyRoberto Calvi (a Londra), i mancati risultati delle indagini durante il mwbicrapimento di Aldo Morocite-ref-116[115], velleità golpiste (secondo alcune testimonianze nel 1973 Gelli ipotizzò la formazione di un esecutivo di centro presieduto dal procuratore generale di Roma Carmelo Spagnuolo e appoggiato dall'mwbi0Arma dei Carabinieri)cite-ref-1-46-15[46] e alcune affiliazioni con lo scandalo di mwbjiTangentopoli (mwbjmconto protezione).cite-ref-117[116]
Le indagini della procura di Bologna legate al quarto processo per la mwbjkstrage di Bologna, conclusosi in via definitiva nel luglio 2025, hanno definitivamente stabilito le responsabilità della P2 nell'organizzazione e nel finanziamento della strage, nelle persone in particolare di mwbjoLicio Gelli, mwbjsUmberto Ortolani, mwbjwFederico Umberto D'Amato e mwbj0Mario Tedeschmwbj4i.cite-ref-118[117]cite-ref-119[118]cite-ref-120[119]cite-ref-121[120]
I rapporti internazionali
A livello internazionale, la P2 è stata associata alla preparazione del mwblecolpo di Stato argentino del 1976 (tramite mwbliJosé López Rega) e il successivo sostegno al regime di mwblmJorge Rafael Videla tramite l'ammiraglio piduista e membro della giunta militare mwblqEmilio Eduardo Massera, al furto delle mani della salma di mwbluJuan Domingo Perón e di alcuni oggetti della sua tomba (apparentemente a scopo di riscatto, ma forse per usarne le impronte digitali onde accedere ai presunti conti svizzeri di mwblyEvita e Juan Perón)cite-ref-122[121], e infine all'omicidio del politico svedese mwblsOlof Palme secondo una delle piste.cite-ref-palme-123-0[122] Uomini della P2 risultarono collegati alla società mwbmaPermindex di cui facevano parte elementi della mwbmeCIA e persone come l'imprenditore mwbmiClay Shaw, l'unico indagato per cospirazione nell'mwbmmassassinio di John Fitzgerald Kennedy, e poi assolto.cite-ref-124[123]
All'inizio dell'estate del 1990 (28 giugno - 2 lugliocite-ref-0-125-0[N 2]) sul mwbm0TG1 compare un'inchiesta in 4 particite-ref-ranew-126-0[N 3] realizzata dal giornalista mwbniEnnio Remondino su incarico di mwbnmRoberto Morrione, allora mwbnqCapo redazione cronacacite-ref-0-125-1[N 2]: partendo da un'intervista a mwbnkStoccolma al giornalista mwbnosvedese Ölle Alsencite-ref-0-125-2[N 2], l'inviato italiano fa luce su un probabile complotto internazionale, da cui sarebbe scaturito l'omicidio del mwbn8premier svedese mwboaOlof Palmecite-ref-0-125-3[N 2], alla realizzazione del quale avrebbero preso parte personaggi vicini a mwbouLicio Gellicite-ref-0-125-4[N 2]. Le dichiarazioni ottenute, durante un soggiorno sul suolo americanocite-ref-0-125-5[N 2], da parte di Barbara Honegger, ex appartenente allo staff dell'mwbo8amministrazione Reagan, nonché di Ibrahim Razin (alias Oswald LeWinter) e Richard Brenneke, rispettivamente ex mwbpmagente e collaboratore esterno della mwbpqCIA, sembreranno portare conferme in tal sensocite-ref-0-125-6[N 2], nonché ad ulteriori rivelazioni, inerenti ai rapporti operativi, agli ingenti finanziamenti intercorsi e agli scambi di esplosivi e droga tra i mwbpkservizi segreti mwbpostatunitensi e la P2 nei venti anni precedenti, con precisi riferimenti alla mwbpsstrategia della tensione.cite-ref-0-125-7[N 2]cite-ref-127[124]
L'indagine giornalistica (della quale un'ulteriore quinta parte viene trasmessa il 31 luglio successivo)cite-ref-0-125-8[N 2] scatenerà un acceso dibattito politico sui mwbqkmass media ed in mwbqoParlamento, che avrà come conseguenza quasi immediata le dimissioni dal mwbqsTG1 del direttore mwbqwNuccio Fava (8 agosto)cite-ref-0-125-9[N 2], ma alcuni mesi dopo porterà pure alla prime rivelazione ufficiali sull'esistenza di mwbreGladio, da parte dei vertici istituzionali del tempo.cite-ref-128[125]
I giudizi critici sullo scandalo
Un giudizio critico estremamente drastico sulle origini, teorie e finalità dell'organizzazione è stato dato da mwbrgMassimo Teodori, che partecipò come deputato mwbrkradicale ai lavori della commissione parlamentare presieduta da mwbroTina Anselmi, nel suo libro mwbrsComplotto! Come i politici ci ingannano (2014): «Sono trent'anni che si spaccia la patacca P2 come il grande complotto dietro i tanti misteri dell'Italia repubblicana»cite-ref-129[126]: per lui la P2 non era altro che la faccia nascosta della mwbsapartitocrazia denunciata dai radicali, non una centrale di complotti.cite-ref-teodori1983-130-0[127] Quarant'anni dopo ribadisce lo stesso giudizio.cite-ref-131[128]
Anche il giornalista mwbsoIndro Montanelli criticò queste teorie, sostenendo che la P2 era una mera e semplice «cricca di affaristi» in stile mwbssmafioso, senza volontà né capacità di vero pericolo mwbswgolpistacite-ref-132[129], affermando: «Spadolini propose lo scioglimento della P2 e fu un gesto doveroso. Ma il "Giornale" assunse subito una posizione controcorrente rispetto a quella ch'era la smisurata leggenda nera imbastita sulla P2. Che non aveva certo come fine l'eversione, la dittatura e le stragi, ma la creazione d'una società di mutuo soccorso per incettare palanche e poltrone. Perché poi Gelli e i suoi compari avrebbero dovuto proporsi il rovesciamento d'un regime che sembrava studiato apposta per i loro comodi? Quel ch'è certo è che se i piduisti approfittarono della congrega per arraffar posti, molti di quelli che ne reclamarono il crucifige lo fecero per occuparli a loro volta, profittando della purga dei titolari. Ci fu chi sostenne che il "Giornale" minimizzava la portata della P2 perché il suo editore vi era coinvolto. Infatti il nome di Berlusconi risultò nell'elenco. Ma prima di tutto non aveva mai avuto ruoli nella conduzione politica de "il Giornale". E poi, come ho già raccontato, soltanto il caso m'aveva salvato dal ritrovarmici anch'io. Sapevo quindi perfettamente quale valore dare a quella lista».cite-ref-133[130] In un'intervista dichiarò poi di non aver mai voluto infierire su chi avesse avuto la tessera piduista.cite-ref-134[131]
Note
Annotazioni
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cite-note-0-125N 2. ↑ Dati ricavati dall'inchiesta mwbwmFino all'ultimo rigore di Maurizio Torrealta, andata in onda su mwbwuRai News 24 il 4/2/2010 alle ore 23:30.
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Collegamenti esterni
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